Non sono un'illuminata: ci cado anch'io. Guida all'auto-osservazione e alle micro-anestesie quotidiane​di Alessia Trevisan — Essenza & Armonia

Mangiare troppo in fretta senza neanche assaporare il cibo.

Saltare un pasto dicendomi "non ho tempo".

Tirare dritto la sera e ignorare il segnale di stanchezza che il corpo mi manda, calpestando il mio naturale bioritmo.

Rileggendo alcune pagine sui meccanismi quotidiani che usiamo per non sentire, mi è venuto un sorriso di consapevolezza. Perché la verità è questa: ci cado anch'io.

C’è un'idea sbagliata che spesso circonda chi lavora nel mondo dell'olismo e del benessere: l'illusione che noi si viva in uno stato perenne di grazia, Zen, totalmente imperturbabili di fronte alla frenesia del mondo. Ma io non sono un'illuminata, non vivo su una nuvola di incenso e non risiedo in una bolla perfetta. Sono una donna con i miei ritmi, le mie scadenze e le mie giornate no.

Le nostre "micro-anestesie" quotidiane

Usiamo questi piccoli automatismi come vere e proprie micro-anestesie: piccoli gesti inconsapevoli che mettiamo in atto per continuare a correre, per mantenere il controllo, per non stare un minuto in silenzio ad ascoltare quello che abbiamo davvero dentro. E intanto, cosa fa il nostro corpo?

Il corpo accumula. Si contrae, si irrigidisce, trattiene il respiro.

La svolta, però, non sta nel colpevolizzarsi o nell'esigere da noi stesse una perfezione irrealizzabile. Sta nel fermarsi a riflettere con profonda tenerezza e osservare i nostri automatismi con la giusta onestà interiore.

Se sui social vi ho lanciato l'input di queste 5 domande, qui voglio guidarvi nell'approfondimento pratico di ciascuna, per aiutarvi a comprendere cosa c'è davvero dietro questi atteggiamenti.

Approfondimento: Come interpretare le 5 domande per ritrovare il Sé

1. "Da che cosa mi faccio sedurre? (Dall'approvazione degli altri o dal bisogno che si accorgano di me?)"

Cosa c'è sotto: Quando la nostra energia si sposta costantemente all'esterno per cercare conferma o visibilità, stiamo cedendo il nostro potere personale.

Spunto di riflessione: Chiediti quante cose fai durante la giornata non perché ti nutrono, ma perché aspetti un "grazie" o un riconoscimento. L'approvazione esterna è come un'idratazione momentanea che lascia sempre più assetati; il primo passo è iniziare a darti da sola il valore e l'ascolto che cerchi dagli altri.

2. "A che cosa non so resistere? (A voler insegnare, a dare consigli continui anche quando non richiesti?)"

Cosa c'è sotto: Il bisogno di dispensare consigli o risolvere i problemi altrui spesso è una maschera del controllo. È molto più facile occuparsi della vita degli altri che rimanere in ascolto dei propri vuoti e delle proprie ferite.

Spunto di riflessione: Osserva se il tuo dare aiuto nasce da un reale spazio di abbondanza o se è un modo per evitare di guardare ciò che in te richiede cura. A volte, il dono più grande che possiamo fare (a noi e agli altri) è fare un passo indietro e rimanere in un silenzio rispettoso.

3. "Di che cosa non posso fare a meno? (Qual è la mia abitudine anestetica per non far emergere le emozioni?)"

Cosa c'è sotto: Cibo ingurgitato di corsa, scroll infinito sullo smartphone, dolci a fine serata o lavoro compulsivo. Sono tutte "coperture" che mettiamo sopra a un'emozione (ansia, solitudine, tristezza, noia) per non sentirla scorrere nel corpo.

Spunto di riflessione: Non serve eliminare l'abitudine con la forza. Basta fare una pausa di 10 secondi prima di cedere all'automatismo e chiederti: "Che emozione sto cercando di non sentire in questo preciso istante?". Portare luce sul bisogno spegne il potere dell'anestesia.

4. "In quali situazioni perdo il controllo? (Ed esplodo verso l'esterno o mi chiudo verso l'interno?)"

Cosa c’è sotto: Perdere il controllo significa che il nostro vaso è già colmo da tempo. Chi esplode tende a proiettare la tensione verso gli altri; chi si chiude tende a somatizzare la rabbia o il dolore nel corpo, trasformandolo in contratture, tensioni miofasciali o blocchi energetici.

Spunto di riflessione: Qual è il tuo schema quando ti senti minacciata o in difficoltà? Riconoscere se reagisci "in attacco" o "in fuga/muro" ti permette di intercettare la reazione fisiologica del tuo sistema nervoso prima che prenda il sopravvento.

5. "Quali scuse mi racconto per non cambiare? (Il tempo, gli impegni, il dovere verso gli altri?)"

Cosa c'è sotto: "Non ho tempo" è la bugia più grande che raccontiamo a noi stesse. Il tempo è una questione di priorità. Quando diciamo che non abbiamo tempo per riposare, respirare o dedicarci un momento di riequilibrio, stiamo dicendo che noi stesse non siamo una priorità.

Spunto di riflessione: Il dovere verso gli altri diventa spesso un alibi perfetto per rimanere nella zona di comfort della sofferenza o del sovraccarico. Chiediti: "Se trovassi 20 minuti solo per me oggi, cosa avrei davvero paura di incontrare nel silenzio?".

Lasciar andare la difesa e ritornare a casa

Non servono risposte perfette, né devi fare una seduta di auto-processo. Basta accorgersene.

Accorgersi di cosa stiamo facendo, fare un respiro profondo e ricordarsi che possiamo, finalmente, smettere di stare in guardia. Il percorso di riequilibrio energetico e olistico nasce esattamente qui: nello spazio in cui smettiamo di combattere e iniziamo ad accogliere la nostra umanità con profonda tenerezza.

Nel mio studio Essenza & Armonia creiamo uno spazio sacro dove puoi depositare tutte queste armature, sciogliere le tensioni che la mente ha scaricato sul corpo e ritrovare la calma di tornare al tuo centro.

Ti auguro un tempo di reale ascolto e di profondo ritorno a te.

Alessia Trevisan

Essenza & Armonia — Portogruaro (Venezia)

"L'arte di lasciar andare, lo spazio per fiorire."

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