Sono qua, ancora tutta intera. Il mio salto nel vuoto oltre la paura
C'è un momento preciso in cui la vita ti toglie la terra da sotto i piedi e ti costringe a guardare dentro un abisso. Per me, quel momento ha segnato la fine di una certezza e l'inizio di un cammino sospeso.
Oggi voglio raccontarvi cosa significa davvero stare qui, in questo spazio nuovo, a costruire le proprie ali mentre si cade.
Arrivo da una vita passata tra i numeri, l'efficienza e la logica ferrea della gestione di un magazzino. Per anni la mia mente ha creduto che l'unico modo per essere al sicuro fosse anticipare l'imprevisto, calcolare ogni mossa, dominare il tempo. Poi, quando la struttura su cui poggiavo i piedi si è sgretolata, mi sono trovata davanti al vuoto.
E ho scelto di abitare quel vuoto, dando vita a Essenza & Armonia.
La paura non è un'illusione astratta
La paura che ho provato quando ho deciso di aprire la mia partita IVA e scommettere su me stessa è stata tanta. E voglio essere sincera, senza maschere di finta sicurezza: quella paura c'è ancora adesso.
Bussa alla porta la mattina. Si fa sentire nei momenti di silenzio. Mi ricorda ogni singolo rischio.
Ma ho deciso di fare una cosa che prima, quando mi rifugiavo nel controllo totale, non avrei mai avuto il coraggio di fare: guardarla dritta negli occhi. Ogni giorno la sfido, la osservo e le dico: «Sono qua, ancora tutta intera. Non mi faccio spezzare».
Mostrare le proprie fragilità non è debolezza. È l'atto di coraggio più concreto che conosca. Non vi parlo da un piedistallo, né come una persona che ha superato ogni timore e vive in una pace imperturbabile. Sono una donna che sperimenta l'incertezza sulla propria pelle — ma che ha scelto di non permetterle più di decidere al posto suo.
La trappola del ragno e della farfalla
Mentre attraversavo questi mesi di tempesta interiore, ho aperto una pagina di un libro che amo, "Il monaco che amava i gatti" di Corrado Debiasi.
In quel passaggio, il maestro mette nelle mani dell'allievo Arjuna due piccoli esseri: in una c'è una farfalla, nell'altra un ragno. Istintivamente, sopraffatto dal terrore di essere punto, Arjuna lancia via il ragno di scatto. Quando il maestro gli chiede come faccia a essere così sicuro che quel ragno lo avrebbe ferito, lui risponde: «Non lo so, ho immaginato che fosse così».
Questa frase mi ha fermata.
Mi sono resa conto di quante volte la mia mente stesse facendo esattamente lo stesso gioco. Proiettava scenari catastrofici. Ingigantiva gli ostacoli. Mi convinceva che il domani mi avrebbe ferito — cercando di spingermi a tornare indietro, verso una via sicura ma spenta.
La paura, quando la guardi da vicino, spesso non è un dato di fatto. È un'ipotesi della mente a cui abbiamo deciso di credere. Un'illusione ottica che costruiamo per difenderci dal mistero del futuro.
La pazienza di veder crescere il proprio seme
Oggi, nonostante i brividi che questo cammino comporta, sento qualcosa di nuovo dentro di me. Una calma che non è assenza di timore — è la capacità di starci accanto senza esserne sopraffatta.
Ho capito che non posso pretendere che l'albero fiorisca il giorno dopo averlo piantato. La mente logica ha fretta di vedere i risultati, vuole misurare il successo, ma la vita segue ritmi diversi.
Ho gettato il mio semino nella terra. Ho creato uno spazio di benessere che mi somiglia. E adesso devo avere la pazienza — e il rispetto — di vederlo crescere giorno dopo giorno.
So che lungo la strada incontrerò altri dubbi, altre mattine difficili, altre giornate in cui la mente proverà a convincermi che il ragno sta per pungere. Ma so anche che ogni ostacolo attraversato è un pezzo di radice in più che si pianta nel terreno.
Sfidare la mente per ascoltare il corpo
Nel mio studio, sperimento ogni giorno come queste paure non rimangano confinate nei pensieri. Si depositano silenziosamente nel corpo, si nascondono nelle pieghe dei tessuti.
Diventano tensioni che si stratificano sulle spalle, quasi a voler creare un'armatura contro l'esterno. Irrigidiscono il diaframma. Rendono il respiro corto, spezzato, incapace di scendere in profondità. Ci portiamo addosso, nel tessuto muscolare, il peso di tutte le volte in cui avremmo voluto affidarci al flusso e invece ci siamo trattenuti nel controllo.
Accettare la propria fragilità — smettere di credere alle storie catastrofiche che l'immaginazione ci racconta e trovare il coraggio di guardarle in faccia — è il modo più concreto che conosco per allentare quella tensione e ritrovare il proprio centro.
La fioritura non si può forzare. Richiede tempo, radicamento, fiducia. Ma quando impariamo a stare nel presente — anche quando fa paura, anche quando il ragno sembra enorme — il vuoto smette di essere un abisso. Diventa lo spazio in cui, finalmente, possiamo fiorire.
Se riconoscerai qualcosa di tuo in queste parole — se senti che anche il tuo corpo porta il peso di qualcosa che la mente non ha ancora smesso di temere — io sono qui.
Scrivimi. Il mio spazio è pronto ad accoglierti per ritrovare, insieme, il tuo centro.
Alessia — Essenza & Armonia
"L'arte di lasciar andare, lo spazio per fiorire."
📍 Portogruaro (Venezia)
Trattamento di benessere disciplinato ai sensi della Legge 4/2013.